





LA QUARESIMA: TEMPO PER RITORNARE ALL'AMORE DI DIO.
QUARESIMA 2026
Il cammino della Quaresima è per il cristiano il tempo in cui bisogna riscoprire la vittoria della misericordia di Dio su ciò che l’uomo sperimenta di peccato e di male: un passaggio dalla schiavitù del peccato alla libertà, dalla sofferenza alla gioia e dalla morte alla vita.
Il gesto dell’imposizione delle ceneri, che ci ricorda come Dio ci ha tratti dalla polvere, dà inizio a questo cammino: Dio continuamente vuole dare, con il soffio del suo spirito, vitalità nuova all’uomo per togliergli l’asfissia soffocante dell’ egoismo, della superbia, delle meschinità, delle ambizioni e indifferenze, più o meno coscienti, che lo portano a vivere lontano da Dio e da rapporti fraterni con i suoi simili.
Dio invita ciascuno di noi ad affidarci alla sua divina misericordia, che largamente perdona le nostre colpe, a riprendere il cammino di ritorno all’amore di Dio e dei fratelli, come il figlio prodigo, e a sperare che nella casa del Padre possiamo essere di nuovo riportati alla dignità di suoi figli.
Dio ci invita a risorgere, dal fango della nostra storia di peccato, di trascuratezza del rapporto con Lui e con i fratelli, per rivestirci dei suoi sentimenti che ci ha manifestati mediante suo Figlio.
In questo tempo i gesti della nostra preghiera, della penitenza, della mortificazione dei nostri egoismi, del digiuno corporale e dai peccati, della nostra elemosina, dobbiamo viverli non per tranquillizzare la nostra coscienza, ma perché siano veramente un rinnovamento profondo e aperto a Dio e ai fratelli.
Questo tempo quaresimale, con l’invito che la Parola di Dio, oggi, ci rivolge alla conversione, deve prepararci a celebrare il mistero pasquale di passione, morte e risurrezione del Signore.
La Parola di Dio, del Ciclo A, ci fa ripercorrere il cammino catecumenale e le varie letture scandiscono le tappe di coloro che si preparano a ricevere i sacramenti dell’iniziazione cristiana e che la comunità cristiana accompagna con l’esempio e la partecipazione attiva alla vita della Chiesa.
L’incontro di Gesù con la Samaritana, la storia del cieco nato, la risurrezione di Lazzaro, ci esortano a riscoprire la nostra chiamata battesimale e a riconsiderare i fondamenti della nostra vita di fede: la nostra rinascita battesimale, il camminare nella luce di Gesù e a risorgere con Lui dal peccato e camminare verso la definitiva risurrezione.
L’afflato penitenziale delle preghiere, dei salmi e di tutta la liturgia, deve farci aprire alla fiducia nella misericordia di Dio, alla pratica delle attività penitenziali, digiuno, preghiera ed elemosina, per vivere con costanza questo impegnativo percorso di ritorno al Signore.
Prima Lettura: Gl 2,12-18.
La quaresima è il tempo della conversione e del perdono. Certo tutti i giorni contengono l’invito e l’impegno per il ritorno al Signore « con tutto il cuore, con digiuni, con pianti ». Così come ogni tempo è ricco della misericordia e della benignità divina. Ma a partire da questo mercoledì , la Parola di Dio che « si muove a compassione » risuonerà più insistente, e anche salirà più fervida a Dio l’orazione, che è gemito e implorazione dei « sacerdoti , ministri del Signore » e di tutta la Chiesa con loro.
Seconda Lettura: 2 Cor 5,20-6,2.
Paolo si considera ambasciatore di Cristo e collaboratore di Dio nel proclamare che è giunto, ed è presente adesso, il tempo della salvezza, cioè della riconciliazione con Dio. E’ la riconciliazione compiuta da Gesù stesso, l’innocente che Dio ha trattato da « peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio »: noi riceviamo la grazia della « giustizia di Dio », per i meriti del Signore.
Vangelo: Mt 6,1-6,16-18.
Le nostre opere di carità, le nostre preghiere, la nostra penitenza non devono essere proclamate all’esterno, perché siano ammirate e diventino morivo di lode per noi. Deve invece importare lo sguardo di Dio, che vede nel segreto, e la ricompensa che viene da lui. Diversamente, potremmo anche lavorare e impegnarci molto, ma sarebbe uno sciupio di tempo e di energie. In ogni azione buona, che compiamo non per vanità, ma per amore di Dio, c’è una dimensione di eternità, che non andrà mai perduta.
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Il Mercoledì delle Ceneri e il VENERDI’ SANTO sono giorni di digiuno e astinenza: digiuno per coloro che sono compresi tra i 18 e i 60 anni compiuti, ( si è dispensati per motivi di salute);astinenza dalle carni, per coloro che sono dai 14 in sù ( si è dispensati per motivi di salute). Anche i bambini possono essere abituati ad astenersi dalle carni in questo Tempo di Quaresima.
Tutti i VENERDI’ di Quaresima, si osservi l’astinenza dalle carni.
Si consiglia di meditare nei Venerdì di Quaresima la Passione di Gesù o eventualmente in altri giorni a seconda della propria disponibilità di tempo.
APPUNTAMENTI QUARESIMALI PARROCCHIALI
- Durante le celebrazioni quotidiane dell’Eucaristia vivremo brevi riflessioni sulla Parola di Dio del giorno.-
- Tutti i venerdì di Quaresima vivremo il pio esercizio della VIA CRUCIS, dopo la celebrazione dell’Eucaristia.
- Attraverso l’ANGOLO della CARITA’ potremo esprimere la nostra vicinanza alle famiglie in difficoltà.
- Attraverso i fogli domenicali di riflessione sulla Parola di Dio e gli
Incontri con i genitori dei ragazzi dell’iniziazione cristiana delle varie classi, che saranno fatti le domeniche alle ore 16.30 con orario invernale e secondo il calendario che sarà approntato, ci prepareremo alla Santa Pasqua.
- La pratica giornaliera della preghiera in famiglia, con la meditazione del Salmo 102, qui riportata o altre preghiere, è una modalità che può aiutare a prepararsi alla prossima Pasqua.
L'AMORE DI DIO E DEL PROSSIMO È IL PIENO COMPIMENTO DELLA LEGGE.
15 FEBBRAIO - VI DOMENICA
DEL TEMPO ORDINARIO.(A)
L'AMORE DI DIO E DEL PROSSIMO È IL PIENO COMPIMENTO DELLA LEGGE
La Domenica, facendo memoria della Pasqua del Signore, che ci dona con il suo Spirito il suo Corpo e il suo Sangue, esprimiamo il nostro amore per lui.
Divenuti allora con lui una sola cosa, fondati su di lui «pietra angolare» per formare un solo «tempio », con cuore retto e sincero, dobbiamo anche ascoltare la sua Parola e scegliere di vivere liberamente, per una adesione di amore, mettendoci, fedeli alla sua volontà, a servizio del suo progetto.
La carità che, come ci insegna Gesù, ci fa superare l’osservanza formale della legge, richiede un’adesione interiore.
Nella Colletta della Messa di oggi preghiamo: « O Dio, che hai rivelato la pienezza della legge nel comandamento dell’amore, dona al tuo popolo di conoscere le profondità della sapienza e della giustizia, per entrare nel tuo regno di riconciliazione e di pace. Per il nostro Signore Gesù Cristo… ».
Prima Lettura: Sir 15,15-20.
Il Siracide invita tutti, con una scelta di libertà, ad osservare i comandamenti del Signore, i quali custodiranno chi ha fiducia nel Signore, che pone davanti agli uomini « la vita e la morte, il bene e il male ed ad ognuno sarà dato ciò che a lui piacerà ». Il Signore, « forte e potente », vede ogni cosa e, conosce ogni opera degli uomini: « i suoi occhi sono su coloro che lo temono. A nessuno ha comandato di essere empio e a nessuno ha dato il permesso di peccare ».
L’uomo, che Dio ha dotato di libertà, ha la capacità di scegliere ed essere responsabile delle proprie azioni e può, purtroppo, usare male questa meravigliosa facoltà usandola in modo sbagliato. L’uomo con l’aiuto della grazia di Cristo, dono del suo Spirito, è corroborato a scegliere il bene. Ogni scelta sbagliata, allora, più che esaltare la nostra libertà la rende più debole e, pur vedendo il male che dovremmo evitare, siamo spinti a compierlo. Se anche l’ambiente, la società, le situazioni, su cui scarichiamo le nostre responsabilità, influenzano le nostre scelte e di queste siamo, per la nostra parte, responsabili.
Seconda Lettura: 1 Cor 2,6-10.
San Paolo, scrivendo ai Corinti, esorta coloro che vogliono essere perfetti in Cristo a ricercare la sapienza divina, che non è quella di questo mondo né dei dominatori di questo mondo. Il cristiano deve ricercare e parlare del mistero della sapienza di Dio, che è rimasta nascosta, ma stabilita prima dei secoli per la nostra gloria. Nessuno dei dominatori di questo mondo ha potuto conoscerla, perché altrimenti non avrebbero crocifisso il Signore della gloria. Ancora, Paolo, citando le Scritture, dice che ciò che occhio non ha visto, né orecchio ha udito e che mai entrarono in cuore di uomo, Dio le ha preparate per coloro che lo amano. Continua infine dicendo che Dio, agli apostoli e a lui, « le ha rivelate per mezzo lo Spirito », che conosce « bene ogni cosa, anche le profondità di Dio».
Dio ha manifestato la sua sapienza attraverso la croce del suo Figlio, il quale, per la sua obbedienza al Padre, ha reso vana la sapienza del mondo e il potere dei dominatori di questo mondo. Ma per conoscere e accogliere la sapienza della croce e lo stile di Dio bisogna essere attratti dal Signore crocifisso come ha detto Gesù: « Quando sarò elevato da terra attirerò tutti a me »(Gv 12,32) e « Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me » ( Gv 14,6 ). L’umiltà e l’obbedienza a Dio, che ci fanno imitare Gesù, sono il segreto che hanno vissuto i santi, i quali, già nella gloria del Signore, godono di «quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo », perché non si possono descrivere e rappresentare con discorsi o immagini terrene e sono cose di là da qualsiasi esperienza di quaggiù.
Vangelo: Mt 5,17-37.
Nel lungo discorso della montagna del Vangelo di Matteo Gesù dice di non essere venuto per abolire la Legge o i profeti, ma a dare compimento e che nessuna parte, anche minuscola di esse passerà. Ancora: Chi avrà trasgredito o insegnato qualcosa di diverso sarà considerato minimo nel regno dei cieli, mentre chi li avrà osservato e insegnato sarà grande nel regno dei cieli. Esorta a praticare la giustizia, che non bisogna vivere in modo farisaico e esteriore, ma dovrà superare quella degli scribi e dei farisei, se si vuole entrare nel regno dei cieli. Specificatamente dice che se è stato detto di non uccidere, egli aggiunge che anche chiunque si adira con il proprio fratello o chi gli dice “Stupido” si sarà sottoposto al giudizio e se gli dice anche semplicemente “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.
Esorta a riconciliarsi con il fratello con cui si ha qualche dissidio prima di offrire il proprio dono all’altare, a mettersi d’accordo con il proprio avver- sario prima di arrivare davanti al giudice e rischiare di essere messo in prigione, a non commettere adulterio, perché anche solo a guardare una donna e desiderarla si commette adulterio nel proprio cuore.
Ancora: a cavarsi un occhio o tagliarsi una mano se queste membra dovessero essere occasione di scandalo, perché conviene perdere un membro del proprio corpo che finire integri nella Geènna. A non ripudiare la propria moglie, se non in caso di unione illegittima, per non esporla all’adulterio o a non sposare una ripudiata per non commettere adulterio.
In ultimo dice che se è stato detto di non giurare il falso, ma ad adempiere i propri giuramenti al Signore, egli dice:« Non giurate affatto, né per il cielo, che è il trono di Dio, né per la terra, che è sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. Non giurate neppure per la vostra testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno ».
La nostra vita non può prescindere dal realizzare l’amore al nostro prossimo come quello che dobbiamo avere per noi. Un appello concreto che ci interpella ogni giorno.
Ci potremmo chiedere: « Ma Gesù ha sempre realizzato quello che ha insegnato? ». Certo è che quando veniva schiaffeggiato e percosso il Vangelo di Matteo non ci riferisce alcuna reazione. In Giovanni è scritto che Gesù non reagisce alla violenza con la violenza, ma solo chiede ragione del perché viene schiaffeggiato e percosso.
Davanti alla “ legge del taglione ” che, secondo il codice di Hammurabi, recepito dal V.T., consentiva all’offeso, per limitare l’istinto di vendetta moderandolo, di poter applicare un principio di reciprocità come rivalsa per l’offesa, così da applicare una pena proporzionata alla colpa, Gesù richiede un atteggiamento ulteriore con il suo « Ma io vi dico …». Egli indica la via della non violenza e della non resistenza ai malvagi, non per coprire le cattiverie altrui, ma per rendere consapevole il malvagio del suo errore e invogliarlo ad un percorso di conversione e di riconciliazione.
La specificità, allora, della vita cristiana, rispetto alla logica del mondo e alla prassi del taglione, è l’amore anche per i propri nemici. Gesù non abolisce la Torah, ma la interpreta ponendo il comandamento dell’amore come principio di comprensione e di completamento di essa. L’amore illimitato e incondizionato deve diventare prassi della vita dei suoi discepoli, così come agisce il Padre celeste, che « fa sorgere il sole sui cattivi e sui buoni e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti ».
L’ « Amerai il prossimo come te stesso », Gesù lo pone alla stregua dell’amore a Dio e a se stessi, come dice al giovane ricco. Come anche l’« odierai il tuo nemico », che non è testo biblico, ma interpretazione tradizionale, Gesù intende correggerlo e purificarlo. Il giudaismo però si chiedeva, come fece lo scriba con Gesù, chi bisognava considerare come prossimo e Gesù, con la parabola del buon Samaritano, chiarisce chi deve essere considerato come prossimo, anche il proprio nemico. Nel discorso della montagna, d’altra parte, Gesù aveva già incluso nella categoria di prossimo, anche il nemico.
Spesso ci chiediamo: “ Come possiamo amare colui che pone delle ostilità nei nostri confronti? ”. L’amore che, contrariamente a quanto si ritiene, è cosa naturale se amiamo quelli che ci amano, se lo intendiamo come fa Gesù, non è naturale. Esso deve essere innanzitutto frutto di autoeducazione e richiede, come prima cosa, un processo di conversione intellettuale, per cui non bisogna rappresentarsi come nemico colui che ci è ostile o avversario fin che non pone gesti oggettivi di inimicizia ; poi bisogna far seguire la conversione spirituale, che è una scelta fondamentale per il cristiano radicata sulla misericordia di Dio, poiché, essendo tutti peccatori, siamo nemici di Dio e, come Dio ci ha perdonato, dobbiamo fare anche noi con i nostri debitori. Dall’esperienza dell’amore di Dio per noi, donatoci gratuitamente, dobbiamo imparare a vivere le nostre relazioni con i fratelli e con ogni uomo. Ancora, da Gesù, che ci esorta a « pregare per quelli chi ci perseguitano », impariamo a vedere con gli occhi di Dio coloro che ci perseguitano, andando così oltre le situazioni di conflitto e realizzando nella nostra prassi la misericordia divina, per cui imitiamo il Padre celeste se vogliamo essere perfetti come è lui. Questo è il di più che Gesù ci chiede se vogliamo essere figli di Dio, operatori di pace e suoi discepoli .
Se questo non avviene la Parola risuona invano: la voce dello Spirito si ferma sulla soglia della nostra vita fin che non entra a rinnovare le nostre scelte. E facciamo attenzione che la voce dello Spirito richiede silenzio interiore, raccoglimento, orazione, contro il rischio di parlare troppo noi. Dio non è mai chiassoso.
APPUNTAMENTI QUARESIMALI
MERCOLEDI’ 18 : ore 18.30 SACRA CELEBRAZIONE DELLE CENERI
Nota bene:
- Il giorno delle Ceneri è un giorno di digiuno e di astinenza dalla carne, mentre tutti Venerdì di
Quaresima sono giorni di astinenza. Al digiuno si è moralmente obbliti dal 18° al 60° anno di
età e alle solite condizioni. L’astinenza dal 14° anno in poi; ma è bene abituare anche i bambini ad
astenersi dal mangiare la carne. Si è dispensati da entrambe le pratiche per motivi di salute e per
gravi necessità.
- Tutti i Venerdì sarà celebrato il Pio esercizio della Via Crucis in parrocchia, alle ore 18.30, dopo la
Celebrazione della Santa Messa.
- Anche per questo tempo di Quaresima sarà a disposizione il sussidio per meditare ogni giorno la Parola di Dio.
Altre attività da vivere in questo tempo quaresimale saranno rese note lungo questo periodo.
L'AMORE DI DIO E DEL PROSSIMO È IL PIENO COMPIMENTO DELLA LEGGE.
15 FEBBRAIO - VI DOMENICA
DEL TEMPO ORDINARIO.(A)
L'AMORE DI DIO E DEL PROSSIMO È IL PIENO COMPIMENTO DELLA LEGGE
La Domenica, facendo memoria della Pasqua del Signore, che ci dona con il suo Spirito il suo Corpo e il suo Sangue, esprimiamo il nostro amore per lui.
Divenuti allora con lui una sola cosa, fondati su di lui «pietra angolare» per formare un solo «tempio », con cuore retto e sincero, dobbiamo anche ascoltare la sua Parola e scegliere di vivere liberamente, per una adesione di amore, mettendoci, fedeli alla sua volontà, a servizio del suo progetto.
La carità che, come ci insegna Gesù, ci fa superare l’osservanza formale della legge, richiede un’adesione interiore.
Nella Colletta della Messa di oggi preghiamo: « O Dio, che hai rivelato la pienezza della legge nel comandamento dell’amore, dona al tuo popolo di conoscere le profondità della sapienza e della giustizia, per entrare nel tuo regno di riconciliazione e di pace. Per il nostro Signore Gesù Cristo… ».
Prima Lettura: Sir 15,15-20.
Il Siracide invita tutti, con una scelta di libertà, ad osservare i comandamenti del Signore, i quali custodiranno chi ha fiducia nel Signore, che pone davanti agli uomini « la vita e la morte, il bene e il male ed ad ognuno sarà dato ciò che a lui piacerà ». Il Signore, « forte e potente », vede ogni cosa e, conosce ogni opera degli uomini: « i suoi occhi sono su coloro che lo temono. A nessuno ha comandato di essere empio e a nessuno ha dato il permesso di peccare ».
L’uomo, che Dio ha dotato di libertà, ha la capacità di scegliere ed essere responsabile delle proprie azioni e può, purtroppo, usare male questa meravigliosa facoltà usandola in modo sbagliato. L’uomo con l’aiuto della grazia di Cristo, dono del suo Spirito, è corroborato a scegliere il bene. Ogni scelta sbagliata, allora, più che esaltare la nostra libertà la rende più debole e, pur vedendo il male che dovremmo evitare, siamo spinti a compierlo. Se anche l’ambiente, la società, le situazioni, su cui scarichiamo le nostre responsabilità, influenzano le nostre scelte e di queste siamo, per la nostra parte, responsabili.
Seconda Lettura: 1 Cor 2,6-10.
San Paolo, scrivendo ai Corinti, esorta coloro che vogliono essere perfetti in Cristo a ricercare la sapienza divina, che non è quella di questo mondo né dei dominatori di questo mondo. Il cristiano deve ricercare e parlare del mistero della sapienza di Dio, che è rimasta nascosta, ma stabilita prima dei secoli per la nostra gloria. Nessuno dei dominatori di questo mondo ha potuto conoscerla, perché altrimenti non avrebbero crocifisso il Signore della gloria. Ancora, Paolo, citando le Scritture, dice che ciò che occhio non ha visto, né orecchio ha udito e che mai entrarono in cuore di uomo, Dio le ha preparate per coloro che lo amano. Continua infine dicendo che Dio, agli apostoli e a lui, « le ha rivelate per mezzo lo Spirito », che conosce « bene ogni cosa, anche le profondità di Dio».
Dio ha manifestato la sua sapienza attraverso la croce del suo Figlio, il quale, per la sua obbedienza al Padre, ha reso vana la sapienza del mondo e il potere dei dominatori di questo mondo. Ma per conoscere e accogliere la sapienza della croce e lo stile di Dio bisogna essere attratti dal Signore crocifisso come ha detto Gesù: « Quando sarò elevato da terra attirerò tutti a me »(Gv 12,32) e « Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me » ( Gv 14,6 ). L’umiltà e l’obbedienza a Dio, che ci fanno imitare Gesù, sono il segreto che hanno vissuto i santi, i quali, già nella gloria del Signore, godono di «quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo », perché non si possono descrivere e rappresentare con discorsi o immagini terrene e sono cose di là da qualsiasi esperienza di quaggiù.
Vangelo: Mt 5,17-37.
Nel lungo discorso della montagna del Vangelo di Matteo Gesù dice di non essere venuto per abolire la Legge o i profeti, ma a dare compimento e che nessuna parte, anche minuscola di esse passerà. Ancora: Chi avrà trasgredito o insegnato qualcosa di diverso sarà considerato minimo nel regno dei cieli, mentre chi li avrà osservato e insegnato sarà grande nel regno dei cieli. Esorta a praticare la giustizia, che non bisogna vivere in modo farisaico e esteriore, ma dovrà superare quella degli scribi e dei farisei, se si vuole entrare nel regno dei cieli. Specificatamente dice che se è stato detto di non uccidere, egli aggiunge che anche chiunque si adira con il proprio fratello o chi gli dice “Stupido” si sarà sottoposto al giudizio e se gli dice anche semplicemente “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.
Esorta a riconciliarsi con il fratello con cui si ha qualche dissidio prima di offrire il proprio dono all’altare, a mettersi d’accordo con il proprio avver- sario prima di arrivare davanti al giudice e rischiare di essere messo in prigione, a non commettere adulterio, perché anche solo a guardare una donna e desiderarla si commette adulterio nel proprio cuore.
Ancora: a cavarsi un occhio o tagliarsi una mano se queste membra dovessero essere occasione di scandalo, perché conviene perdere un membro del proprio corpo che finire integri nella Geènna. A non ripudiare la propria moglie, se non in caso di unione illegittima, per non esporla all’adulterio o a non sposare una ripudiata per non commettere adulterio.
In ultimo dice che se è stato detto di non giurare il falso, ma ad adempiere i propri giuramenti al Signore, egli dice:« Non giurate affatto, né per il cielo, che è il trono di Dio, né per la terra, che è sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. Non giurate neppure per la vostra testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno ».
La nostra vita non può prescindere dal realizzare l’amore al nostro prossimo come quello che dobbiamo avere per noi. Un appello concreto che ci interpella ogni giorno.
Ci potremmo chiedere: « Ma Gesù ha sempre realizzato quello che ha insegnato? ». Certo è che quando veniva schiaffeggiato e percosso il Vangelo di Matteo non ci riferisce alcuna reazione. In Giovanni è scritto che Gesù non reagisce alla violenza con la violenza, ma solo chiede ragione del perché viene schiaffeggiato e percosso.
Davanti alla “ legge del taglione ” che, secondo il codice di Hammurabi, recepito dal V.T., consentiva all’offeso, per limitare l’istinto di vendetta moderandolo, di poter applicare un principio di reciprocità come rivalsa per l’offesa, così da applicare una pena proporzionata alla colpa, Gesù richiede un atteggiamento ulteriore con il suo « Ma io vi dico …». Egli indica la via della non violenza e della non resistenza ai malvagi, non per coprire le cattiverie altrui, ma per rendere consapevole il malvagio del suo errore e invogliarlo ad un percorso di conversione e di riconciliazione.
La specificità, allora, della vita cristiana, rispetto alla logica del mondo e alla prassi del taglione, è l’amore anche per i propri nemici. Gesù non abolisce la Torah, ma la interpreta ponendo il comandamento dell’amore come principio di comprensione e di completamento di essa. L’amore illimitato e incondizionato deve diventare prassi della vita dei suoi discepoli, così come agisce il Padre celeste, che « fa sorgere il sole sui cattivi e sui buoni e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti ».
L’ « Amerai il prossimo come te stesso », Gesù lo pone alla stregua dell’amore a Dio e a se stessi, come dice al giovane ricco. Come anche l’« odierai il tuo nemico », che non è testo biblico, ma interpretazione tradizionale, Gesù intende correggerlo e purificarlo. Il giudaismo però si chiedeva, come fece lo scriba con Gesù, chi bisognava considerare come prossimo e Gesù, con la parabola del buon Samaritano, chiarisce chi deve essere considerato come prossimo, anche il proprio nemico. Nel discorso della montagna, d’altra parte, Gesù aveva già incluso nella categoria di prossimo, anche il nemico.
Spesso ci chiediamo: “ Come possiamo amare colui che pone delle ostilità nei nostri confronti? ”. L’amore che, contrariamente a quanto si ritiene, è cosa naturale se amiamo quelli che ci amano, se lo intendiamo come fa Gesù, non è naturale. Esso deve essere innanzitutto frutto di autoeducazione e richiede, come prima cosa, un processo di conversione intellettuale, per cui non bisogna rappresentarsi come nemico colui che ci è ostile o avversario fin che non pone gesti oggettivi di inimicizia ; poi bisogna far seguire la conversione spirituale, che è una scelta fondamentale per il cristiano radicata sulla misericordia di Dio, poiché, essendo tutti peccatori, siamo nemici di Dio e, come Dio ci ha perdonato, dobbiamo fare anche noi con i nostri debitori. Dall’esperienza dell’amore di Dio per noi, donatoci gratuitamente, dobbiamo imparare a vivere le nostre relazioni con i fratelli e con ogni uomo. Ancora, da Gesù, che ci esorta a « pregare per quelli chi ci perseguitano », impariamo a vedere con gli occhi di Dio coloro che ci perseguitano, andando così oltre le situazioni di conflitto e realizzando nella nostra prassi la misericordia divina, per cui imitiamo il Padre celeste se vogliamo essere perfetti come è lui. Questo è il di più che Gesù ci chiede se vogliamo essere figli di Dio, operatori di pace e suoi discepoli .
Se questo non avviene la Parola risuona invano: la voce dello Spirito si ferma sulla soglia della nostra vita fin che non entra a rinnovare le nostre scelte. E facciamo attenzione che la voce dello Spirito richiede silenzio interiore, raccoglimento, orazione, contro il rischio di parlare troppo noi. Dio non è mai chiassoso.
APPUNTAMENTI QUARESIMALI
MERCOLEDI’ 18 : ore 18.30 SACRA CELEBRAZIONE DELLE CENERI
Nota bene:
- Il giorno delle Ceneri è un giorno di digiuno e di astinenza dalla carne, mentre tutti Venerdì di
Quaresima sono giorni di astinenza. Al digiuno si è moralmente obbliti dal 18° al 60° anno di
età e alle solite condizioni. L’astinenza dal 14° anno in poi; ma è bene abituare anche i bambini ad
astenersi dal mangiare la carne. Si è dispensati da entrambe le pratiche per motivi di salute e per
gravi necessità.
- Tutti i Venerdì sarà celebrato il Pio esercizio della Via Crucis in parrocchia, alle ore 18.30, dopo la
Celebrazione della Santa Messa.
- Anche per questo tempo di Quaresima sarà a disposizione il sussidio per meditare ogni giorno la Parola di Dio.
Altre attività da vivere in questo tempo quaresimale saranno rese note lungo questo periodo.
VIVERE LA VITA TERRENA CON LE BEATITUDINI NELLA PROSPETTIVA DI QUELLA CELESTE.
1 FEBBRAIO - IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (A)
VIVERE LA VITA TERRENA CON LE BEATITUDINI NELLA PROSPETTIVA DI QUELLA CELESTE.
, giorno del Signore, ci raduniamo per esprimere la nostra adorazione, il ringraziamento e la lode a Dio e per celebrare il banchetto in cui il Signore si dona con il suo Corpo e il suo Sangue, in cibo di comunione con lui e tra noi. Tutto questo non deve essere vissuto con segni solo esteriori ma viverlo con l’intimo del cuore e con tutta l’anima. Deve essere anche un impegno di amare i fratelli nella realtà di Cristo, che dona la sua vita per noi, e ci insegna a fare altrettanto per i fratelli.
Nella Colletta iniziale preghiamo dicendo: « O Dio, che hai promesso ai poveri e agli umili la gioia del tuo regno, dona alla tua Chiesa di seguire con fiducia il suo Maestro e Signore sulla via delle beatitudini evangeliche. Egli è Dio, e vive e regna con te… ».
Prima Lettura: Sof 2,3; 3,12-13.
Il profeta Sofonia esorta tutti i poveri della terra a cercare il Signore, ad eseguire i suoi ordini, cercando la giustizia, l’umiltà, per essere « trovati nel giorno dell’ira del Signore al riparo ». Nel suo popolo il Signore lascerà un « resto » che sarà un popolo umile e povero, che confiderà nel suo nome, non opererà iniquità e non profetizzerà menzogne, la sua lingua non sarà fraudolenta e potrà vivere tranquillo senza che nessuno lo molesti. Gli umili e i poveri che confidano nel Signore troveranno in lui rifugio, perché il Signore rende giustizia agli oppressi, dà il pane agli affamati e libera i prigionieri; ri- dona la vista a chi è cieco, rialza chi è caduto, ama i giusti e protegge i fore- stieri; sostiene l’orfano e la vedova, sconvolge le vie dei malvagi perché egli dura per sempre di generazione e generazione, come ci fa riflettere il Salmo 145 che la liturgia della Parola oggi ci fa pregare.
Seconda Lettura: 1 Cor 1,26-31.
San Paolo, scrivendo ai Corinti, ricorda di considerare la chiamata che Dio ha fatto loro e che tra essi non ci sono molti sapienti, dal punto di vista umano, né molti potenti, né molti nobili. Dio infatti ha scelto quello che è stolto per il mondo per confondere i potenti e quello che è debole per confondere i forti; quello che è ignobile, disprezzato e nulla lo ha scelto per ridurre al nulla le cose che sono, cosicché nessuno può vantarsi di fronte a Dio per ciò che da lui, con lui e per lui viene realizzato. Continua dicendo che è grazie a Dio che si è in Cristo Gesù, il quale per opera di Dio è diventato per i credenti sapienza, giustizia, santificazione e redenzione. Così chi vuol vantarsi, si vanti nel Signore. Davanti al giudizio di Dio la potenza, la nobiltà, la cultura, la sapienza del mondo, a nulla valgono per la nostra salvezza, se non sono vissute secondo la modalità e la logica di Dio Padre e di Gesù Cristo, suo Figlio, che è venuto nella nullità della carne e nell’obbedienza della croce per realizzare la salvezza dell’uomo. Nessuno può quindi vantarsi di qualche proprio merito e tutti siamo racchiusi nella misericordia di Dio. Egli ha redento il mondo per mezzo del sacrificio del Figlio sulla croce, ritenuta stoltezza, debolezza e ignobile dalla mentalità del mondo. Dalla povertà di Cristo, che da ricco che era nella condizione divina si è fatto povero per noi, e dalla sua umiltà, essendosi umiliato, l’uomo è stato redento. Davanti a tanto esempio le nostre pretese o vanità perdono certamente la loro valenza mondana.
Vangelo: Mt 5,1-12.
Le beatitudini che Gesù proclama sono un cammino opposto alla logica e alla mentalità del mondo. Solitamente il mondo considera beati coloro che sono ricchi nella materialità dei beni e non hanno problemi di sorta, coloro che godono sulla terra e fanno valere i propri diritti con astuzia e sotterfugi o con prepotenza. Gesù esalta la povertà e il distacco dai beni terreni, riportandoli al loro giusto valore di mezzo, da utilizzarsi non egoisticamente solo per sé ma a servizio dei fratelli; la mitezza che conquista i cuori e bandisce ogni forma di violenza e sopraffazione, la misericordia nel perdonare anche ai propri nemici e a eventuali persecutori a motivo della fede, la sete di giustizia di cui si sarà saziati, la pazienza nelle sofferenze e nel pianto in cui si sarà consolati, la purezza e la limpidezza del cuore per cui si vedrà facilmente Dio, l’essere operatori di pace per potersi chiamare ed essere figli di Dio, il sopportare persecuzione o ogni forma di male per causa di Cristo e ralle- grarsene perché grande sarà la ricompensa nei cieli. Il credere e realizzare questo capovolgimento di mentalità richiede coraggio e vi si riesce se si è motivati da una forte e costante fede e dall’abbandono nelle mani del Signore. Il percorrere questa strada evangelica fa sperimentare fin da questa terra la beatitudine, la serenità, la gioia e la pace, che certamente saranno pienamente date nella visione beata del regno dei cieli.
DOMANI, 2 FEBBRAIO, FESTA DELLA PRESENTAZIONE AL TEMPIO DI GESU’
(LA CANDELORA), LA SANTA MESSA SARA’ CELEBRATA ALLE ORE 18.00








